Il termine alessitimia (o alexitimia) deriva dal greco “a” che sta per “mancanza”, “lexis” che sta per parola e “thymos” che sta per emozione, letteralmente “mancanza di parole per le emozioni”, una sorta di analfabetismo emozionale.  


  Vorrei premettere che le emozioni e/o gli stati d’animo, non sono (quasi) mai ON/OFF, ma si vivono su un intero range di valori (analogici), tantè che parlare di assenza/presenza delle emozioni/empatia è una forzatura, una semplificazione che non riflette correttamente la realtà che ci circonda. In questo contesto si può osservare che, proporzionalmente al grado di alessitimia, il soggetto mostra un certo livello di difficoltà nella descrizione e nella condivisione verbale dell’emozione (suo e delle altre persone). A tal proposito vorrei sottolineare che questo analfabetismo emotivo non va confuso con l’assenza dell’emozione stessa (ON/OFF): la carenza nell’espressione verbalmente non coincidere con l’assenza dell’emozione sottostante (anche se non esclude del tutto questa possibilità).


Da queste poche parole si evince come l’importanza dell’Educazione Emotiva, tema troppo spesso bisfrattato nelle scuole italiane, ma molto importante per la crescita parsonale e interpersonale dei giovani (sopratutto i maschietti), è di estrema importanza per avere in un prossimo futuro, adulti “completi”, che possano pensare, ragionare ed esprimere i bisogni ed i disagi nel modo più adeguato possibile, al fine di migliorare la loro “qualità della vita”.